Etna: storia del vulcano più alto d’Europa

Inserito nel 2013 come patrimonio dell’UNESCO, con i suoi 3330 metri di altezza l’Etna è attualmente il vulcano più alto di Europa.

Il suo ambiente naturale è unico al mondo: con 59.000 ettari di parco preserva specie animali come tenebrionidi (dei coleotteri polifagi), lepri, volpi, gatti selvatici e uccelli come aquile falchi e poiane. La maggior parte delle specie floristiche che vi troviamo sono endemiche, cioè possiamo trovarle unicamente in questo territorio come il tanaceto, da cui si ricava un ottimo liquore.

Processed with VSCO with m5 preset
colate laviche del versante Nord, Agosto 2017, foto di Sara Biancardi

Possiamo suddividere la storia e l’evoluzione geologica dell’Etna in tre fasi, a partire dalla creazione di esso fino ai giorni nostri.

Il vulcano ha origine nel Quaternario, periodo geologico risalente all’ultima glaciazione, in particolare nel Pleistocene medio inferiore. Durante la prima attività, denominata pre-etnea, hanno avuto luogo una serie di eruzioni sottomarine di tipo basaltico. In questo arco di tempo, tra 700.000 e 200.000 anni fa, si sono formati piccoli vulcani che hanno dato luogo a colate molto fluide. Tali testimonianze sono visibili grazie alla lava che scorre per oltre 15 km a Sud-Ovest del vulcano, erosa dall’acqua del fiume Simeto. Ne sono un esempio anche le brecce vulcaniche vetrose, le lave a cuscino, i prismi basaltici dell’isola Lachea e i faraglioni di Acitrezza.

Durante questa fase hanno avuto inizio le prime incessanti manifestazioni eruttive che si sono sovrapposte tra loro assieme ad altri eventi geologici per decine di migliaia di anni.  Tra i 150.000 e 80.000 anni fa avremmo potuto assistere a quello che oggi chiamiamo Etna primordiale: l’attività vulcanica si verifica a intervalli meno frequenti rispetto a prima, con ritrovamenti di depositi piroclastici alti 140 metri (nella zona di Timpa S. Tecla). In tal caso è probabile che le eruzioni siano esplose solo sul fianco del vulcano e quindi in modo direzionale.

Recenti studi geologici affermano che durante gli anni ci sono state differenti attività all’interno del vulcano. Inizialmente le eruzioni furono di tipo effusivo, quindi il magma fuoriuscì con lunghe colate di lava ed i gas furono esplulsi tramite fumarole. Successivamente, come testimonia il versante ripido verso Acitrezza, si sono verificate attività esplosive con una violenta fuoriuscita di gas sotto elevate pressioni e materiale piroclastico.

Processed with VSCO with m5 preset
colate laviche sul versante Nord, in corrispondenza di Serra delle Concazze 2100 mt, Agosto 2017, foto di Sara Biancardi

È possibile che un grande edificio vulcanico possa cambiare la sua attività?

La risposta più plausibile è che esistono due apparati vulcanici. Verificando l’assetto morfologico è possibile notare che l’Etna è causa della convergenza litosferica tra la placca africana sud e la placca euroasiatica nord. Quando due placche tettoniche sono in contatto tra loro si creano dei canali consentono la risalita dei magmi verso la superficie. Quindi può darsi che anticamente il vulcano ebbe un centro eruttivo caratterizzato da fianchi poco ripidi con colate di lava e uno successivo a forma conica, soggetto a franamento (periodo della Timpa di Acireale).  I predecessori vengono chiamati Trifoglietto I e Calanna. Ma non sono gli unici: tra i centri antichi troviamo anche Vavalaci, Cuvigghiuni e Trifoglietto II, formato da varie bocche vulcaniche, originatisi nel Pleistocene Superiore, 200.000 anni fa. È molto difficile datarli geologicamente in quanto appartengono tutti alle pareti della Valle del Bove. Con una superficie di 37 m² e con un’altezza variabile tra i 400 e i 1.000 metri, questa valle contiene depositi piroclastici caratterizzati da intrusioni, ovvero intercalazioni tra roccia nuova ed antica formate dal passaggio del magma che passa attraverso fratture pre-esistenti e litifica in loco, difficili da datare.

Processed with VSCO with a4 preset
dettaglio lavico osservabile dalla Valle del Bove, Agosto 2017, foto di Sara Biancardi

Il centro eruttivo più recente è invece rappresentato dal grosso cono Mongibello, suddiviso tra antico e recente. Lo spessore di 100-200 metri sulla parete nord della Valle del Bove è costituita dai prodotti di questo vulcano. La sua attività inizia dal centro eruttivo chiamato Ellittico, con produzione di colate di lava alternate a prodotti piroclastici (scesi fino a Biancavilla). Tuttavia, 14.000 anni fa, si ebbe lo sprofondamento del centro e la successiva origine della caldera dell’Ellittico, con 4 km di diametro, riempita dai prodotti del Mongibello.

mongibello
storia evolutiva del Mongibello a partire da 15.000 anni fa. Fonte: http://vulcan.fis.uniroma3.it/gnv/etna/geologia.html

La Valle del Leone formatasi all’interno della caldera dell’Ellittico è stata, invece, interpretata come il collasso della parte sommitale del centro eruttivo del Leone, segnandone la fine dell’attività. Tutte le fasi esplosive che si sono susseguite hanno formato strati di cenere spessi anche decine di metri.

La Valle del Bove è stata nel corso degli anni ingrandita grazie a frane ed erosione, dandole l’aspetto a forma di ferro di cavallo che conserva attualmente. Negli ultimi 2000 anni sono accadute altre eruzioni di cui alcune pericolose, come per esempio quella di Randazzo del 17 marzo 1981. L’evento accadde quindi lungo il versante Nord dell’Etna, la colata durò incessantemente per sei giorni percorrendo 7,5 chilometri. Un’altra eruzione da ricordare è quella del 1669 che avvolse la chiesa madre di Misterbianco (CT). Questo edificio fu sepolto interamente sotto 10 metri di magma. La chiesa venne rimessa a splendore nel 2016, ma si possono notare ancora interi locali avvolti dalla lava.

Possiamo racchiudere le eruzioni dell’Etna nel corso degli ultimi anni in attività che si sono alternate tra bassi flussi di lava dei crateri centrali ed eruzioni laterali sul fianco del vulcano. Fino ai giorni nostri continua inoltre il degassamento dei crateri centrali e, specie nelle stagioni invernali, possiamo assistere a fontane di lava immerse nella neve, regalando un paesaggio mozzafiato.

Come si presenta attualmente l’Etna?

IMG_20171004_215446_068
Come si presenta oggi il vulcano Etna, lato Nord, in particolare il cratere di Nord Est (1911), Bocca Nuova e il cratere di Sub Est, Agosto 2017, foto di Sara Biancardi

Chiamata dai siciliani la “Muntagna”, attualmente copre una superficie sferica di 50 km di diametro, da Randazzo a nord fino Catania a Sud, dal fiume Simeto a Ovest a Taormina a Est. Quattro sono i crateri sommitali attivi

  • Il cratere centrale o voragine;
  • Il cratere subterminale Nord Est formatosi nel 1911;
  • La bocca nuova del 1968;
  • Il nuovo cratere di Sud Est del 2011.

Grazie alle nuove tecnologie i vulcanologi sono riusciti a monitorare e monitorano tuttora questi crateri per studiare l’instabilità di questo vulcano, ma ne parleremo più approfonditamente in un altro articolo.

Immagine
Partendo dall’alto è visibile: Terre Nere, dove a Nord scorre il fiume Simeto, Aci Castello e Aci Trezza, la Valle del Leone e la Valle del Bove (che scende fino alle città di Milo, Fornazzo e Zafferana Etnea). Fonte: Google Maps

Attualmente il parco dell’Etna occupa un’area di circa 1200 chilometri quadrati con un perimetro di 250 km. Questo tipo di vulcano viene denominato a scudo, generato da colate laviche fluide, affiancato da uno strato vulcano. La sua altezza varia nel tempo a causa delle eruzioni che ne determinano l’innalzamento o l’abbassamento. Oggi dovrebbe essere intorno ai 3300 metri.

Nonostante questa immensa montagna sia ancora oggetto di studi, possiamo definirci soddisfatti su ciò che ora sappiamo su di essa. Tutto  questo è stato possibile grazie allo studio dei minerali, delle rocce e dalle testimonianze antiche che il litorale etneo presenta ancora oggi. Le nuove tecniche di monitoraggio hanno contribuito alla ricerca scientifica e alle attività di protezione civile, soprattutto nella riduzione dei rischi.

L’organizzazione principale che si occupa degli studi sul vulcano è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).  Situato a Catania, il gruppo scientifico si pone come obiettivo quello di fornire dei dati accurati in campo geologico, fisico e sismo-vulcanico tramite l’utilizzo di strumenti sensibili per  una migliore e completa fruizione dei dati per tutta la comunità scientifica.

evoluzione
uno schema riassuntivo dell’evoluzione dell’Etna. Fonte: vulcan.fis.uniroma3.it/gnv/etna/gif/evoluzione.gif

Sara Biancardi

in collaborazione con Environmental

 

BIBLIOGRAFIA

  • Patrimonio dell’umanità 2016, National Geographic
  • National Geographic italia mensile di agosto 2017: Etna, una storia d’amore millenaria
  • Vulcani e tettonica, Haroun Tazieff
  • http://vulcan.fis.uniroma3.it/gnv/etna/geologia.html
  • Wikipedia, Etna
  • http://www.parcoetna.ct.it/

 

Vi piace biomaterra?
Seguici sulla nostra pagina Facebook per rimanere sempre aggiornato!
Seguici su Instagram per guardare le nostre fotografia e usa l’hastag #biomaterra per comparire nella nostra galleria!

0 thoughts on “Etna: storia del vulcano più alto d’Europa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.