Aigues Mortes e l’inaspettata biodiversità delle saline

Il tempo stava cambiando velocemente ed il forte vento – così caratteristico della Provenza e della Camargue – imperversava trasportando con sé un forte odore salmastro. Sinceramente al momento ero abbastanza titubante sulla ragionevolezza di spendere del denaro per visitare le Salin D’Aigues-Mortes (le saline presenti in quella strana e magica terra costituita da lagune marine e paludi), ma dovetti ricredermi in merito alla strana bellezza ammaliatrice che esercitano questi luoghi in costante equilibrio tra l’artificiale ed il naturale.

la montagna di sale

Un apposito treno permette ai visitatori di scoprire il labirintico percorso delle Saline D’Aigues – Mortes, un luogo a metà tra l’artificiale ed il naturale, tra la terra ed il mare. Man mano che ci si addentra in mezzo alle vasche d’acqua marina che va dal classico colore al bianco ed al rosso (in base allo stato di evaporazione ed al tipo di alghe presenti che conferiscono un particolare sapore al sale), la vista della meravigliosa città fortificata edificata su volere del re francese Luigi IX accompagna costantemente questa esperienza. Prima di giungere al museo delle saline, delle vere e proprie montagne di sale si ergono a lato del sentiero dando la possibilità ai visitatori di salirvi fino alla cima per ammirare il paesaggio circostante, inquietante ed affascinante allo stesso tempo.

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Esistono molti luoghi simili alle Saline D’Aigues-Mortes e tra queste località rientrano anche ad esempio le Saline Conti Vecchi (Cagliari), le quali sono recentemente diventate un bene gestito dal FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) in collaborazione con ENI Syndial. Questo ambiente salmastro è situato in un’area costituita da una piana marina che è passata in poco tempo da una landa selvaggia ad una zona industriale e produttiva. Gran parte della trasformazione del paesaggio è stata incentivata dall’ingegnere Conti Vecchi, il quale sognava di bonificare la pianura di Santa Gilla realizzando una salina con il doppio fine di debellare localmente la malaria e di contribuire allo sviluppo economico della Sardegna.

vasca

È evidente che l’attuazione di un simile progetto comporta il cambiamento del precedente paesaggio e la distruzione di un tipo di habitat che viene sostituito da un altro di “origine antropica”. Ma nel corso degli anni, le saline (così come i paesaggi agricoli di campagna) aprono la strada ad altri tipi di ecosistemi con specie che si sono adattate e si sono relazionate con i nuovi equilibri. Così, nonostante l’origine antropica, queste aree sono diventate di interesse ambientale ed alcune sono state anche definite come aree naturalistiche protette.

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Il tentativo di creare un giusto equilibrio tra industria ed ambiente si fonda sulla concezione di far ruotare le azioni dell’uomo intorno ai cicli naturali (come hanno provato a fare le Saline di Cagliari) in modo da diventare i principali garanti della conservazione di questi ambienti (nonostante rimanga il dubbio se non fosse stato meglio lasciare tutto allo stato naturale senza l’intervento antropico). Tutto ciò sembra un paradosso, ma si pensi che – ad esempio – proprio le Saline Conti Vecchi sono considerate uno dei siti naturalistici d’Italia più ricchi di biodiversità, integro e protetto.

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Anche le Saline di Tarquinia meritano una particolare attenzione: esse ospitano specie rilevanti come ad esempio l’Avocetta (Recurvirostra), il Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), il Corriere Piccolo (Charadrius dubius), il Fratino (Charadrius alexandrinus), la Volpoca (Tadorna tadorna), la Garzetta (Egretta garzetta) e l’Airone Guardabuoi (Bubulcus ibis). Gli ambienti salmastri di questo genere sono importanti per via della potenziale biodiversità che possono ospitare, ma sono anche aree dagli equilibri molto delicati a causa della loro fragilità ecologica. Ciò deriva dalla loro origine che generalmente è provocata dall’azione del moto ondoso del mare che si contrappone alla forza della corrente dei fiumi e dei sedimenti da essi trasportati. In questo modo il materiale trascinato a valle dal corso d’acqua può depositarsi in lunghe lingue di sabbia e fango orientate in maniera parallela alla linea di costa. I cordoni che si formano con questo processo consentono la precaria esistenza di stagni e laghi costieri.

il museo

Gli ambienti salmastri sono caratterizzati da fattori che li rendono praticamente “estremi” (a causa dell’elevata salinità) per quelle specie che vi compiono l’intero ciclo vitale; al contrario, queste località sono molto frequentate spesso da specie di uccelli migratori che vi trovano delle fonti di cibo e di ristoro. Anche per questo motivo le saline rientrano nella Convenzione Ramsar (convenzione di interesse internazionale che persegue l’intento di tutelare le aree umide) in quanto zone umide di origine artificiale.

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Inoltre la loro valenza risiede anche nel fatto che esse rappresentano delle “fasce tampone” e svolgono un ruolo idoneo in quanto punti di sosta per le specie migratorie. Tra le specie riscontrate si possono annoverare (oltre quelle precedentemente citate): Gabbiano Reale (Larus cachinnans), Gabbiano Comune (Larus ridibundus), Gabbiano Corallino (Larus melanocephalus), Gabbiano roseo (Larus genei), Gabbiano Corso (Larus audouinii), Sterna comune (Sterna hirundo), Sterna zampenere (Gelochelidon nilotica), Beccapesci (Thalasseus sandvicensis), Fraticello (Sternula albifrons), Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus), Totano nero (Tringa erythropus), Occhione (Burhinus oedicnemus), Porciglione (Rallus aquaticus), Airone cenerino (Ardea cinerea), fenicottero (Phoenicopterus), Germano reale (Anas platyrhynchos) e fistione turco (Netta rufina).
Emmanuele Occhipinti

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con EnvironMental.

Bibliografia:

  • Il Notiziario del FAI n.144 (settembre – ottobre – novembre);
  • La vegetazione della Salina di Comacchio (Ferrara, Parco del Delta del Po): ripristino ecologico e conservazione degli habitat (M. Pellizari, C. Barbieri, G. Caramori, G.A. Pagnoni & F. Piccoli);
  • Individuazione di aree strategiche per la conservazione della biodiversità: applicazione della metodologia ecoregionale (Fabrizio Bulgarini, Franco Ferroni, Stefano Petrella, Corrado Teofili);
  • L’avifauna di una zona umida mediterranea, le Saline di Tarquinia, in relazione ai parametri ambientali: indicazioni gestionali (E. Lanzuisi);
  • Ciclo annuale della comunità di uccelli acquatici nella salina di Margherita di Savoia ( Michele Bux, Vincenzo Rizzi, Giuseppe Pavone, Michele Quaranta, Matteo Caldarella & Filippo Silvestri);
  • Dinamica spazio – temporale dei popolamenti fitolanctonici di ambienti iperalini (Le Saline di Tarquinia) (A. Talamo);
  • Lo svernamento degli uccelli acquatici in Toscana: 1984 – 2006 (E.Arcamone, P. Dall’Antonia, L. Puglisi);
  • Censimenti della fauna nel Parco Naturale Regionale Molentargius – Saline (Sardegna) (Alessia Atzeni, Fabio Cherchi, Valeria Nulchis & Andrea Rattu);
  • Analisi delle comunità di uccelli acquatici della laguna di Grado e Marano sulla base di unità ecologiche (Alfredo Altobelli, Lino Casini, Gabriele Facchin, Fabrizio Florit, Tatsiana Hubina, Lorenzo Serra & Stefano Sponza;
  • http://www.visitesalinsdecamargue.com/la-faune/ ;
  • Informazioni tratte dal Museo de Salin D’Aigues-Mortes ;

 

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