Artico. La battaglia per il grande Nord – Marzio G. Mian

Titolo: Artico. La battaglia per il grande Nord

Autore: Marzio G. Miam

Casa editrice: Neri Pozza Editore

Può una distesa di ghiaccio e mare essere al centro delle attenzioni di molti Stati del mondo? Si. Marzio G. Mian sviscera questa questione attraverso il libro “Artico. La battaglia per il Grande Nord”. Sfortunatamente però l’autore rivela che l’Artico, in questo caso, non è negli interessi della politica internazionale per motivi ecologici o per la salvaguardia ambientale: no, il Grande Nord è nell’occhio del ciclone per le sue vaste risorse naturali (quali il petrolio) che sono custodite e rese scarsamente accessibili dalla copertura dei ghiacci.

Tuttavia – come ben si sa – il cambiamento climatico sta comportando lo scioglimento di questi ghiacci, liberando in questo modo il tesoro nordico. L’autore racconta che la ricchezza dell’Artico non risiede solo nelle risorse naturali, ma anche in quanto esso rappresenta una futura via strategica per il commercio.

Marzio G. Mian è uno dei pochi giornalisti internazionali ad aver esplorato il Nuovo Artico: un’esperienza che lo ha condotto alla stesura di questo viaggio inchiesta che mostra alcuni inasprimenti dei rapporti internazionali. La situazione presentata è una lotta, una gara per la conquista di una delle ultime apparenti frontiere della Terra (che sta venendo fatta passare in silenzio o in secondo piano) a discapito delle popolazioni Inuit.

L’analisi fatta in “Artico. La battaglia per il Grande Nord” è molto particolareggiata, infatti l’argomento viene affrontato da diversi punti di vista (da quello ambientale a quello economico, da quello antropologico a quello sociale). Le dinamiche internazionali descritte rivelano una realtà ben più ampia realtà rispetto a quello che siamo soliti sentire.

Tentare di arginare il riscaldamento globale diventa un argomento fulcro per la pace internazionale, per la dignità delle popolazioni che abitano l’Artico e per la salute del pianeta. Compresa la nostra.

Testo di Emmanuele Occhipinti.

Foto di Sara Biancardi.

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