Il flagello dei mari: la plastica

La plastica è uno dei principali motivi di inquinamento dei mari e degli oceani ma diversi Stati e Boyan Slat hanno delle soluzioni

Pochi chilometri separano Bora Bora da Henderson, l’isola che da paradiso incontaminato si è trasformata nella perfetta ambientazione di un girone infernale per la biodiversità. Chi avrebbe mai pensato che vicino a una delle mete lussuose più ambite ci potesse essere una vera e propria discarica a cielo aperto?

Il fatto che sia disabitata e lontana geograficamente da noi fa sì che ci disinteressiamo del fenomeno. Questo, invece, ci dovrebbe toccare profondamente in quanto il pesce è un elemento fondamentale della nostra dieta e anche nel Mediterraneo sono presenti detriti di rifiuti, tra cui la plastica.

Quest’isola del Pacifico, a causa delle correnti oceaniche, è assediata dalla plastica: grande nemica per milioni di pesci e volatili, che la ingeriscono scambiandola per cibo. In particolare le microplastiche (plastica in avanzato stato di decomposizione) sono presenti nell’acqua e per questo finiscono direttamente sulle nostre tavole attraverso il pescato.

 

Infatti una delle problematiche che le Nazioni Unite devono fronteggiare sono le 8 milioni di tonnellate di plastica che ogni anno vengono riversati in mare. La Commissione Europea il 28 Maggio 2018 ha proposto nuove norme sui dieci prodotti che più inquinano le spiagge e i mari e anche sugli attrezzi da pesca perduti ed abbandonati, che si spera saranno legiferate entro maggio 2019. Citandone alcune: il divieto di commercializzare prodotti in plastica come bastoncini cotonati, posate, piatti cannucce, mescolatori per bevande, aste per palloncini e quando è possibile sostituirli con materiali sostenibili; l’obbligo di inserire nelle etichette di alcuni prodotti come devono essere smaltiti, l’impatto negativo sull’ambiente e la presenza di plastica. Inoltre entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie monouso. Molte saranno le misure di sensibilizzazione e di divulgazione delle prassi di smaltimento più corrette.

 

Aspettando il 2019 e le nuove leggi dei vari Stati, Boyan Slat, un giovane inventore olandese, ha fondato la ONG Ocean Cleanup all’età di 18 anni. Il suo desiderio era di trovare una soluzione a problemi sociali con il più potente strumento per il cambiamento: la tecnologia. La macchina inventata dal sorprendente ragazzo svolgerà il suo compito senza consumo di energia e senza nuocere alla fauna marina. Questo tramite delle barriere galleggianti lunghe due chilometri e prive di reti che, grazie alle correnti, canalizzeranno la plastica in delle piattaforme a imbuto, le quali ogni mese verranno svuotate da una barca che porterà via i rifiuti.

Sul sito www.theoceancleanup.com è presente la timeline “Road to cleanup”, che documenta giorno per giorno i progressi della prima Ocean Cleanup System 001 dal launching da San Francisco dell’8 Settembre fin verso la prima tappa della spedizione “THE GREAT PACIFIC GARBAGE PATCH”, che sarà visibile in live. Quest’isola di plastica si trova tra la California e le Hawaii e occupa 1.6 milioni di chilometri quadrati, tre volte la grandezza della Francia. Se l’operazione dovesse andare a buon fine e il macchinario funzionare a pieno regime, in 5 anni verranno eliminati il 50% dei rifiuti dell’isola di plastica.

Sicuramente non vedremo completamente risolti tutti i problemi, soprattutto nel breve termine, ma ci sarà decisamente un miglioramento evidente della qualità dell’acqua. Bisognerà poi vedere se in futuro i legittimi proprietari dei rifiuti di plastica saranno in grado di smaltirli senza recare nuovamente danno ai mari e ai suoi abitanti.

Testo di Jessica Patruno

Leggi anche il nostro articolo “microplastiche e macroproblemi”:

Bibliografia:

  • ilPost.it
  • nationalgeographic.it
  • theoceancleanup.com
  • europa.eu
  • theworldin.com

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