La plastica monouso sarà vietata in Europa a partire dal 2021

L’Unione Europea vieta gli articoli in plastica monouso a partire dal 2021. Ecco cosa comporta la legge e che cosa cambierà

L’Unione Europea ha deciso: la plastica monouso sarà vietata in Europa a partire dal 2021. Il provvedimento, adottato il 28 Marzo 2019, è approvato con 521 voti a favore, 63 contro e 34 astensioni. La proposta di direttivasulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente“, fa riferimento sopratutto ai materiali dispersi in mare.

Dopo qualche ora, sono stati ritrovati circa 80 accendini durante la pulizia della spiaggia di Santa Margherita Ligure

Cosa comporta la legge

Grazie al provvedimento, saranno banditi molto prodotti usa e getta, tra cui cotton fioc, piatti e posate in plastica, palloncini, attrezzi da pesca e moltissimi altri. In realtà, alcuni prodotti si potranno comunque utilizzare: le bottiglie di plastica, infatti, dovranno essere composte, entro il 2025, dal 25% di materiale riciclato. A partire dal 2030, invece, la percentuale dovrà salire al 30%. La direttiva stabilisce inoltre delle restrizioni commerciali per alcuni prodotti di plastica monouso per i quali sono presenti alternative sul mercato.

Gli oggetti vietati dalla direttiva europea

Il motivo principale

L’obiettivo principale della legge è quello di ridurre l’impatto ambientale di alcuni prodotti di plastica, in particolare diminuire gli effetti antropici sull’ecosistema acquatico. Oggi, oltre l’80% dei rifiuti abbandonati in mare è costituito da plastica. Nello specifico, la plastica monouso rappresenta il 50%, mentre gli oggetti collegati alla pesca il 27%.

Frammenti di plastica raccolti durante una pulizia delle spiagge a Santa Margherita Ligure

Come è scritto nella direttiva, “i prodotti di plastica monouso comprendono un’ampia gamma di prodotti di consumo frequente e rapido che sono gettati una volta usati, raramente sono riciclati e tendono quindi a diventare immondizia. Una percentuale significativa degli attrezzi da pesca immessi sul mercato non viene raccolta per essere trattata. I prodotti di plastica monouso e gli attrezzi da pesca contenenti plastica sono quindi un problema particolarmente serio nel contesto dei rifiuti marini”. Questi materiali mettono pesantemente a rischio gli ecosistemi marini ma anche la salute umana. Dal lato economico, la plastica monouso rischia di danneggiare attività turistiche la pesca e i trasporti marittimi.

Per raggiungere tale scopo, come detta il provvedimento: “viene conseguito mediante la definizione di specifici obiettivi e misure di prevenzione e gestione dei rifiuti in relazione ai prodotti di plastica monouso rinvenuti più di frequente sulle spiagge dell’Unione e agli attrezzi da pesca contenenti plastica. Agendo in modo coordinato in tutta l’Unione, la proposta contribuirà anche al corretto funzionamento del mercato dell’UE”.

Vari oggetti di plastica raccolti durante una pulizia delle spiagge a Santa Margherita Ligure

Cosa cambierà dopo il 2021

La normativa, suddivisa in 15 articoli, istituisce dei “regimi di responsabilità estesa” per i produttori di attrezzi da pesca e di plastica monouso. Per tale responsabilità, la legge stabilisce anche requisiti specifici aggiuntivi relativi alla responsabilità finanziaria dei produttori, in particolare per campagne di sensibilizzazione e, nel caso della plastica monouso, anche di bonifica dai rifiuti.

Rifiuti su una spiaggia calabrese

Inoltre, si chiede agli Stati membri di adottare “misure di sensibilizzazione sull’impatto della dispersione dei rifiuti nell’ambiente e sullo smaltimento improprio dei rifiuti nell’ambiente, in particolare quello acquatico, nonché sulle opzioni disponibili per il riutilizzo e la gestione dei rifiuti.

Per consentire il monitoraggio sull’effettiva riduzione della prodotti monouso, la direttiva impone che gli Stati membri istituiscano un set di dati sulla plastica, con l’aiuto di interventi scientifici. Le informazioni dovranno essere conformi alla direttiva 2007/2/CE (accessibilità all’informazione territoriale). A tal scopo è previsto il sostegno dell’Agenzia europea dell’ambiente, che avranno come compito quello di accedere regolarmente ai dati e fornire alla Commissione una panoramica dell’attuazione della direttiva a livello dell’Unione. Questo servirà anche per effettuare le future valutazioni della direttiva, prevista dopo 6 anni dal termine di recepimento della direttiva.

Testo e foto di Sara Biancardi

Rifiuti pericolosi trovati durante la pulizia dei boschi di Gallarate

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