COP 24, speranze e disillusioni sul clima

Paesi di tutto il mondo hanno partecipato alla COP 24 in Polonia, la Conferenza Internazionale sul clima per far fronte al riscaldamento climatico globale

In Polonia, a Katowice, si è svolto) l’evento tanto atteso da molti movimenti ambientalisti: la COP 24, ovvero la ventiquattresima conferenza sul cambiamento climatico. All’importante appuntamento promosso dalle Nazioni Unite hanno partecipato 196 Paesi rappresentati da trenta mila delegati, tutti firmatari dell’Accordo di Parigi, risultato ottenuto dalla COP 21 del 2015. In quest’ultimo accordo internazionale, i Paesi firmatari intendevano attuare delle politiche che permettessero di contenere entro la fine del secolo l’aumento medio della temperatura globale nei 2 gradi centigradi (il risultato ottimale sarebbe stato entro 1,5 gradi centigradi) rispetto ai livelli pre industriali.

Radunati tutti gli esperti

Da lunedì 3 dicembre fino a venerdì 14 dicembre 2018 i maggiori esperti in materia climatica e i Paesi coinvolti si sono incontrati per discutere a livello internazionale del problema del riscaldamento climatico globale. In particolare, COP 24, si è prefissa lo scopo di arrivare ad un compromesso su come misurare le emissioni dei gas legati al riscaldamento climatico globale (in particolare l’anidride carbonica, (CO2) e su come limitare gli effetti di quest’ultimo da parte dei Paesi aderenti. Concretamente la volontà dei partecipanti era quella di elaborare un regolamento che permettesse di mettere in pratica quanto concordato a Parigi nel 2015 (Accordo che si è rivelato fin troppo blando rispetto all’emergenza del fenomeno). Sulla base di queste regole, ad ogni Paese firmatario sono demandate le decisioni programmatiche da prendere per stilare entro il 2020 un piano climatico.

Il parere di WWF International

Le aspettative degli ospiti in Polonia erano alte e ottimistiche. Il rappresentante di WWF International, Manuel Pulgar-Vidal, aveva dichiarato: <<Alla COP 24 di Katowice contiamo di fare grandi progressi. L’accordo di Parigi è la road map da seguire per l’azione climatica. I risultati di questa Conferenza fra negoziatori delle Nazioni Unite sul clima, getteranno le basi per un progresso multilaterale e continuativo nella lotta contro il cambiamento climatico con il ritmo e la velocità necessari per essere all’altezza di ciò che afferma la scienza>>.

Unfcc: “mai così grave la minaccia posta dai cambiamenti climatici”

Nonostante l’impellenza di una politica climatica condivisa a livello globale (Patricia Espinosa, segretario esecutivo dell’Unfccc, ha affermato: << Mai così grave la minaccia posta dai cambiamenti climatici>>, i lavori della COP 24 hanno subito dei rallentamenti a causa di dissensi interni tra gli stessi climatologi partecipanti alla conferenza e per via delle misure che i Paesi più ricchi dovrebbero adottare in confronto a quelli in via di sviluppo: i primi, infatti, dovrebbero attuare politiche atte ad aiutare i secondi in caso di siccità e disastri naturali. Inoltre, i Paesi in via di sviluppo, hanno ottenuto una maggiore flessibilità nella messa in pratica del regolamento in modo da venire incontro alle loro esigenze sociali ed economiche per evitare successivi disordini politici.

L’ultimo rapporto IPCC: la mela della discordia

Il contrasto principale è stato quello legato all’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite, l’organismo che si occupa di analizzare in maniera scientifica l’evoluzione climatica. L’IPCC ha confermato che il temuto aumento della temperatura globale di 1,5 gradi centigradi sopra i livelli pre industriali è oramai inevitabile (si vedranno gli effetti nei prossimi dodici anni) e che, per tenersi al di sotto dell’aumento dei tre gradi, sarà necessario tagliare le emissioni di CO2 del 45 % rispetto gli attuali livelli entro il 2020. I delegati di alcuni Paesi, tra cui Arabia Saudita, Russia, USA e Kuwait hanno sì riconosciuto l’importanza dello studio svolto dall’IPCC ma non ne hanno condiviso le conclusioni. A tal proposito si ricorda che sono stati presentati altri report sul clima che, tra le altre cose, mettono in risalto il divario tra gli impegni presi e i cambiamenti climatici attualmente in atto: Emissions Gap Report dell’UNEP del 2018 e il rapporto di previsione sullo stato del clima 2018 dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale.

In conclusione…

Al termine dei negoziati sono stati delineati i criteri con cui misurare le emissioni di CO2 e le valutazioni delle politiche atte a contrastare il cambiamento climatico nei singoli Paesi. In tal senso è stata importante la stesura di un “Rulebook”, cioè il regolamento che dovrebbe rendere operativo l’accordo di Parigi. Gli aderenti all’Accordo hanno concordato di aumentare i finanziamenti per le attività e le pratiche finalizzate al contenimento del riscaldamento, offrendo d’altro canto fiducia ai Paesi definiti vulnerabili che potrebbero riscontrare difficoltà nel fronteggiare le problematiche climatiche.

Tuttavia molte associazioni ambientaliste sono rimaste deluse dalla COP 24. Secondo Greenpeace <<si è conclusa senza nessun chiaro impegno a migliorare le azioni da intraprendere contro i cambiamenti climatici>>, ovvero sono venuti a mancare i Nationally Determined Contributions (NDC), cioè gli impegni collettivi chiari e specifici che renderebbero migliori gli obiettivi di azione sul clima. Altre critiche giungono nel definire gli obiettivi della COP 24 poco ambiziosi nonostante i costanti moniti provenienti dal mondo scientifico, il quale sottolinea l’urgenza in un’azione globale, condivisa ed efficace. Inoltre è stata contestata la mancanza di una leadership in grado di spingere gli altri attori politici verso una linea comune e concreta. Nonostante le critiche è stato riconosciuto il valore della Conferenza di Katowice in quanto strumento in grado di creare fiducia e cooperazione tra i Paesi del mondo su tematiche di importanza globale.

…ancora speranza e lavoro

In attesa delle nuove politiche climatiche, gli occhi sono puntati sulla COP 25, che si terrà in Cile nel 2019, anticipata da una pre-COP ospitata in Costa Rica. Decisione avvenuta in seguito al rifiuto del Brasile (guidato dal negazionista Bolsonaro) di ospitare la successiva Conferenza internazionale.

Intanto, mentre l’Europa approva la messa al bando delle plastiche monouso, in tutto il mondo si è diffuso anche un movimento molto forte e particolarmente sentito dai giovani. Si tratta di “Fridays For Future“, le manifestazioni che, seguendo l’esempio della giovanissima attivista Greta Thunberg, riuniscono persone di ogni Stato e città, di ogni credo ed età per chiedere ai politici di prendere sul serio il cambiamento climatico globale e di smetterla di “giocare”.

Emmanuele Occhipinti

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