Capire il Lago di Varese per salvarlo dall’inquinamento

Negli ultimi decenni sono stati fatti numerosi interventi per il risanamento del lago di Varese. Ma i problemi di eutrofizzazione rappresentano ancora oggi una criticità.

Il Piano di Gestione del distretto padano si è posto l’obiettivo di raggiungere entro il 2021 la condizione di buono stato ecologico e chimico per il Lago di Varese. La data è fissata per quell’anno, poiché lo stato di compromissione del corpo idrico richiede tempi di recupero lunghi.

Il fenomeno dell’eutrofizzazione

Per comprendere meglio l’evoluzione del lago di Varese, è necessario fornire una panoramica generale sullo stato di qualità delle acque. In un bacino lacustre sono dispersi una serie di nutrienti che permettono al fitoplancton di crescere. Gli organismi vegetali, infatti, essendo capaci di effettuare la fotosintesi, e quindi essendo in grado di sintetizzare carboidrati a partire da CO2 e H2O, necessitano tuttavia di nutrienti per poter sintetizzare altre sostanze essenziali, quali ad esempio le proteine.  Le sostanze possono trovarsi disciolte oppure sospese nella colonna d’acqua. Possiamo classificare un lago in base al suo stato trofico, che può essere:

  • Oligotrofico, quando si ha una scarsa attività algale e pochi nutrienti;
  • Distrofico, ovvero ricco di materia organica e limitato di sostanze nutritive minerali;
  • Mesotrofico, con presenza equilibrata di nutrienti e ossigeno nelle zone più profonde del lago;
  • Eutrofico, quando si ha un elevato contenuto di nutrienti nelle acque e, di conseguenza, un’elevata produttività primaria fotosintetica (e poco ossigeno sul fondale, condizione causata anche dalla quantità di materiale algale in decomposizione).

L’importanza dello stato trofico

Conoscere lo stato trofico di un bacino lacustre è fondamentale per comprendere le sue dinamiche naturali. L’incessante attività umana ha peggiorato la condizione dei laghi in prossimità di aree urbane e agricole. Infatti, le concentrazioni di fosforo (P) e di azoto (N) sono aumentate da circa 90 milioni di tonnellate l’anno a 120 milioni di tonnellate (Jeppesen et al., 2007; Paerl et al., 2004).

L’apporto elevato di queste sostanze provoca il cosiddetto fenomeno dell’eutrofizzazione, caratterizzato da una crescita algale molto significativa che non riesce ad essere assimilata dagli altri componenti dell’ecosistema lacustre (ad es. i pesci erbivori) e che morendo si deposita sul fondale innescando processi di degradazione biologica di matrice batterica che possono causare una deossigenazione anche molto spinta delle acque di laghi o mari poco profondi e caratterizzati da uno scarso ricambio idrico. La conseguenza di questo fenomeno sul piano dell’equilibrio ecologico è la scomparsa di alcune specie di alghe e di animali e lo sviluppo o la comparsa di altre specie precedentemente scarse o assenti. Tale avvenimento interessa soprattutto i Paesi industrializzati, per via dell’abbondante utilizzo di fertilizzanti.

Procedure di risanamento

Il Piano di Tutela e Uso delle Acque (PTUA) della Lombardia, approvato dalla Legge regionale 12 dicembre 2003 n°26, prevedeva il raggiungimento di una concentrazione finale a lago pari alla concentrazione naturale maggiorata del 25% per tutti i laghi Lombardi, che nel caso del lago di Varese corrisponde ad una concentrazione di 26.3 μgP/l.. Il piano, rivisitato nel 2016, riporta ancora l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo di qualità previsto.

Nel lago di Varese, ormai da più di un decennio, si riscontrano elevate (80-85 μgP/l) concentrazioni di fosforo. Per questo motivo, nell’ambito del PTUA era chiaramente indicato come si dovesse perseguire, in 10 anni, l’obiettivo gestionale del raggiungimento di una concentrazione di 32 μgP/l, compromesso ottimale per l’equilibrio ecologico del lago. Inoltre, il PTUA indica anche come il raggiungimento degli obiettivi sia possibile solo abbinando agli interventi depurativi nel bacino imbrifero (collettamento e depurazione) alcune misure supplementari quali il prelievo ipolimnico.

In sintesi, essendo stato valutato per questo lago un ruolo significativo dei carichi “interni” di fosforo provenienti dai sedimenti, si effettua il prelievo di acque nella zona più profonda del lago (ipolimnio), ricca di nutrienti per accelerare il recupero dello stato di mesotrofia. Queste masse di acqua, ricche di fosforo, fredde e povere in ossigeno, vengono allontanate dal lago. In questo modo, si evita di riportare in circolo carichi di fosforo potenzialmente in grado di riattivare la crescita algale. Nel lago di Varese, all’epoca della prima stesura del PTUA, era anche attivo un intervento di ossigenazione delle acque lacustri nei bacini meno profondi, che durante la stagione estiva, contribuiva a mitigare gli effetti di deossigenazione indotti dall’elevata trofia.

Il risultato degli interventi

Tuttavia, entrambi gli interventi sono stati interrotti nel 2003, dopo appena due stagioni e mezzo di esercizio. Sia il prelievo che l’areazione sono stati mantenuti attivi nella sola stagione estiva per circa 150 giorni per i primi due anni. Nel 2003, invece, l’esercizio fu parziale, in quanto attivo per meno di 80 giorni. Va ricordato comunque che gli interventi nel lago di Varese rappresentano un caso unico in Italia e in Europa per complessità, definizione e operatività dei piani di monitoraggio precedenti e successivi all’intervento, nonché per le dimensioni del corpo idrico da risanare (la superficie lacustre è pari a 1.450 ettari). L’evoluzione dello stato di qualità del lago si monitora oggi nell’ambito delle attività dell’Osservatorio del Lago. L’Osservatorio, istituito nel 2004, prevede delle attività di approfondimento, in aggiunta alle attività di monitoraggio istituzionale condotto da ARPA Lombardia.

Testo di Arianna Azzellino – Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Politecnico di Milano e Sara Biancardi
In collaborazione con MareVivo Varese

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