Running a Gallarate

8 modi per una corsa ecosostenibile per la natura

In questo articolo vedremo 8 nuove frontiere del running per far si che avvicini questo sport alla natura e che lo renda ecosostenibile.

Era il lontano 2013 quando indossavo per la prima volta delle scarpe da corsa che potevano fregiarsi di tale attributo. La corsa iniziava a prendere piede anche in Italia, era finita l’epoca che ti guardavano male se andavi a correre alle 6 del mattino o dalle 19 alla sera. Il running è uno sport semplice, non devi acquistare attrezzature costose, se non il minimo indispensabile, ma sopratutto nell’esecuzione della corsa non hai bisogno di sporcare.

Nei vari anni seguenti, mi sono allenato molto, ho condiviso la passione con altri runner ed ho iniziato a partecipare a qualche manifestazione podistica. In queste occasioni notavo sempre una gran maleducazione da parte del runner nel gettare a terra il bicchiere di plastica preso ad un checkpoint sul percorso, nel gettare a terra la carta della barretta appena mangiata per avere le ultime forze per finire a propria corsa. Su Biomaterra avevamo già proposto il Plogging, qui si tratta di diffondere la cultura del running ecosostenibile.

Ed è proprio qui che mi sono sempre chiesto: ma è possibile che in uno sport “pulito” siamo capaci di sporcare l’ambiente e la natura che ci sta intorno? La risposta è davvero difficile perché a fronte di tante iniziative c’è ancora molto da fare sia tra i runners che tra gli organizzatori. Andiamo a vedere quindi quali sono le 8 “idee” che stanno facendo avvicinare questo fantastico sport al mondo dell’ecosostenibilità.

1 – Mille bolle alla London Marathon

Una sfera Ooho - credits @wired.it
Una sfera Ooho – credits @wired.it

Non so se hai mai partecipato ad una maratona, nemmeno io per ora. Ma anche per le distanze minori e più conosciute come la 10km esistono dei punti ristoro dove vengono fornite bevande e/o integratori per poter continuare la gara al meglio. Alla London Marathon hanno utilizzando l’innovazione “green che ha incuriosito il mondo del running. Si tratta di bolle trasparenti rotonde e commestibili. Si chiamano Ooho e sono sfere d’acqua ricoperte da una membrana gelatinosa derivante da arginato di sodio formata da alghe marine e cloruro di calcio. Queste sfere sono commestibili e biodegradabili in 4-5 settimane. Contengono acqua fresca, 5 volte meno anidride carbonica rispetto alla produzione PET e richiede 9 volte meno energia per essere prodotta, rispetto ad una comune bottiglia.

2 – Eco Milano Marathon – con recupero della plastica

Logo ufficiale di Milano Marathon
Logo ufficiale di Milano Marathon

Passiamo da Londra e torniamo a Milano. Da noi le tecnologie come le sfere Ohoo non sono ancora diffuse ma non siamo secondi a nessuno sul campo dell’ecosostenibilità. Dal 2009 è attivo un progetto promosso da Levissima in collaborazione con AMSA che ha permesso di recuperare oltre 8 tonnellate di plastica prodotte durante la gara e che verranno riciclate per i restyling del “percorso vita” intero al Parco Sempione. Un’idea semplice ma concreta che permette di non disperdere nell’ambiente lo scarto di una corsa.

3 – Run Plastic Free

Un maratona ecosostenibile senza plastica è possibile? A quanto pare si! Nell’ultima edizione della Sarnico Lovere Run è stato impossibile trovare della plastica abbandonata lungo il percorso. Grazie all’accordo tra Uniacque e Hera è stata utilizzata solo acqua “pubblica” distribuita dagli erogatori predisposti in concomitanza dei punti di ristoro. Questo ha permesso di eliminare l’utilizzo delle classiche bottigliette di acqua sostituite con bicchieri di carta biodegradabile, un altro passo in avanti è stato fatto!

4 – Polo Parley

POLO ADIDAS AUSTRALIAN OPEN PARLEY
Polo Adidas Australian Open Parley

Questa polo Adidas da tennis parley dell’Australian Open è perfetta per il tennis e sarà indossata da Alexander Zverev durante il primo slam dell’anno. È dotata della tecnologia Climalite che garantisce una buona sensazione di freschezza grazie ad una eccellente ventilazione e ad una buona ventilazione e gestione dell’umidità. Questa polo è realizzata in collaborazione con Parley, a partire dai rifiuti delle spiagge. Ha un colore dinamico per uno stile elegante.

5 – Scarpe Alphaboost Parley

Scarpe Adidas Alphaboost Parley
Scarpe Adidas Alphaboost Parley

Queste scarpe da uomo sono la soluzione perfetta per ottenere il massimo dai tuoi esercizi. L’intersuola con ammortizzazione a doppia densità e gli inserti che assicurano maggiore stabilità sulla suola offrono un controllo superiore durante i movimenti multidirezionali. La tomaia, leggera e traspirante, è realizzata con filato Parley Ocean Plastic ottenuto da plastica riciclata.

6 – Luce Lampeggiante Motion Light

Lampeggiante Motion Light senza batteria
Lampeggiante Motion Light senza batteria – @credits decathlon.it

L’equipe Decathlon ha sviluppato questa luce lampeggiante ed autonoma per permetterti di essere visto dagli automobilisti al buio o con poca luce. Cerchi una luce sempre pronta che ti permetta di essere visibile quando corri? Con 4 LED lampeggianti e la dinamo, la Motion Light si accende ad ogni falcata, senza pile e senza batteria! Niente pile da cambiare e/o buttare quindi un piccolo risparmio in termini ambientali!

7 – Frutta Noberasco Viva Pocket

Si tratta di frutta morbida disidratata per avere sempre una ricarica di energia a portata di mano. Quattro soluzioni, confezionate in un pack 100% riciclabile. Questo è lo snack giusto per il runner e anche ecosostenibile!

8 – Alimentazione per runner ecosostenibile

Per concludere questa carrellata, che possiamo aggiornare nei prossimi mesi, parliamo di alimentazione. Ci sono alcuni alimenti che ultimamente, per moda, sono spesso sulle tavole degli sportivi e di tanti runner. In realtà questi alimenti per arrivare sulle nostre tavole comportano un grosso impatto ambientale, soprattutto i prodotti che non appartengono alla nostra cultura e non sono coltivati nel nostro territorio.

Parliamo ad esempio di avocado, prodotto la cui richiesta sta aumentando a dismisura. Ogni anno circa 25.000 ettari di foreste vengono abbattute per far spazio alle coltivazioni intensive di questo prelibato frutto tropicale. E le statistiche non sono per nulla favorevoli, infatti si calcola che in meno di vent’anni la domanda si è sestuplicata.

Ma non solo l’avocado, si parla anche dei semi di chia, la quinoa. Prodotti che vengono coltivati in Sud america e dove vaste aree vengono convertite in monocolture destinate all’export, costringendo le persone del luogo a scegliere altri cibi di bassa qualità. Inoltre per produrre quantità di quinoa sempre più elevate viene fatto largo uso di fertilizzanti e concimi chimici.

Approfondimenti

Runner World – Ambiente

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