La citizen science: quando il cittadino diventa aiutante del ricercatore

La citizen science o scienza partecipata coinvolge il semplice cittadino nella ricerca scientifica dando una mano ai ricercatori, ma soprattutto gli consente di mettersi in gioco avvicinandosi all’ambiente. Tutto questo permette di apprezzare la bellezza e capire l’importanza in termini di servizi ecosistemici ambientali, il tutto nell’ottica del sano piacere della scoperta.

Dal fardello di modi di dire che possiediamo, sicuramente almeno una volta è stato tirato fuori quello che afferma: l’unione fa la forza. Questo detto trova  sicuramente terra fertile nel mondo scientifico. La cooperazione è probabilmente un valore fondamentale nelle attività di ricerca.

Croce e delizia di ogni ricercatore, la raccolta dei dati rappresenta uno step fondamentale nella realizzazione di qualsiasi lavoro in questo ambito, ma risulta essere anche il momento più difficile e cruciale di tutta l’attività. È di fondamentale importanza avere una buona quantità di dati ben raccolti. Ma spesso questo non è possibile per fattori limitanti come costi, tempo da impiegare e operatori disponibili.

È esattamente qui che la collaborazione, nella pienezza e genuinità del suo significato di lavorare assieme chiama alle armi anche i semplici cittadini, adesso coinvolti come veri e propri scienziati ( Kruger e Shannon, 2000).

Cosa spinge ad “arruolarsi” nella citizen science?

Le ragioni possono essere fra le più disparate e cambiare nel tempo. Una spiegazione molto interessante si ritrova nel lavoro di Silvertown et al., dove viene riportata l’ipotesi dello psicologo Abraham Maslow. Secondo lo studioso, una volta che l’individuo ha soddisfatto tutti i suoi bisogni primari come cibo, salute e sicurezza, lascia spazio al senso di appartenenza sociale. Così fra le motivazioni ottenute da vari sondaggi ritroviamo: “aiutare l’ambiente”, “imparare nuove cose”, “esprimere i propri valori personali”, “essere coinvolti in nuove esperienze ed  interazioni sociali” .

Ecco dunque che i cittadini prendono parte a campagne di raccolta dati (e non solo), non con l’idea di essere semplice forza lavoro sfruttata, ma parte attiva e integrante di un qualcosa realmente utile ed importante per tutti: dalla raccolta della plastica sulle spiagge per la pulizia di un bene pubblico, ma soprattutto per effettuarne un censimento in modo tale da identificarne le origini e capire come agire per mitigarne gli impatti (studio di Falk-Andersson et al. 2019); all’aiuto nell’avvistamento e fotoidentificazione dei cetacei (studio Alessi et al. 2019 ) da parte di pescatori o turisti, in quella che può essere definita come una vacanza scientifica.

Avvistamento orche a Genova, dicembre 2019. – foto di Sara Biancardi

L’importanza dell’addestramento

Uno dei fattori fondamentali è l’addestramento: che sia la semplice cernita di plastica dalla spiaggia o la raccolta dati in mare, la preparazione dei volontari ha un ruolo chiave. Una delle criticità sottolineate dalla comunità scientifica, infatti, risiede nella reale capacità dei volontari di poter raccogliere dati qualitativamente accettabili per le analisi.

Tale problematica, per quanto possibile, si supera attraverso la preparazione del singolo grazie ad interazioni e spiegazioni dirette con professionisti. Questo avviene soprattutto in caso di campagne di piccola estensione, o ricorrendo alla distribuzione di vere e proprie guide a cui fare riferimento (in tal caso se la misura dell’attività è maggiore e coinvolge un numero non direttamente gestibile di volontari).

Con una corretta formazione, anche i volontari apprendono e padroneggiano diverse tecniche di monitoraggio. Tuttavia va sempre considerata una variazione individuale fra gli operatori, dipendente da fattori specifici a partire dalla condizione fisica fino a fattori di noia/divertimento.

Avvistamento cetacei – foto di Emanuele Asciutto

Servizio di leva scientifica: quando e dove?

Letteralmente qualsiasi persona può decidere di avvicinarsi alla Citizen Science: dagli studenti più giovani a chi è più avanti con gli anni! È possibile scegliere di collaborare con diverse associazioni no-profit latu sensu e ONLUS, in campagne che impegnano un singolo giorno o anche settimane. Eccone alcune raccolte nel portale del Ministero dell’ambiente: https://www.minambiente.it/pagina/elenco-delle-associazioni-di-protezione-ambientale-riconosciute.

Altre ancora sono specializzate in ambito marino:
– Nella raccolta di informazioni su flora e fauna in immersione: Reef check https://www.reefcheckmed.org/italiano/reef-check-med/
– Nell’avvistamento, monitoraggio e soccorso di cetacei e rettili marini: Filicudi Wildlife Conservation
https://www.filicudiconservation.com/   Marecamp: https://www.marecamp.com/it/

In conclusione: che tu sia un/a giovane ed avventuroso studente o un lavoratore in cerca di qualcosa di atipico da fare durante le ferie, ricorda che mentre hai letto questo articolo un povero ricercatore sta affrontando le fatiche della ricerca scientifica ed ha bisogno di te! Cosa aspetti? Corri ad arruolarti anche tu! Fallo per vivere nuove esperienze, per metterti in gioco, approcciarti a qualcosa di nuovo, ma soprattutto fallo per la Scienza!

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